Arte come frequenza sonora: Omar

A te che stai per leggere questo articolo, spero che condivida lo stesso desiderio di curiosità dell’artista di cui ti parlerò a breve. Sono entusiasta di introdurre la prima voce di genesi creative, uno spazio ritagliato per menti creative e audaci che fanno dell’arte il loro alfabeto, ti presento: Omar e la sua arte come frequenza sonora.

Una compagna di vita

Il rapporto tra Omar e l’arte inizia a costruirsi sin dall’infanzia; fin da piccolo dipingeva e presentava buone abilità di disegno. Tuttavia, nonostante questo, Omar confessa di non aver dato molta importanza a questo suo talento e di aver desiderato altre cose dalla vita. Crescendo, ha sviluppato un profondo amore per l’arte, che lo ha portato a intraprendere un percorso di formazione iniziato presso il liceo artistico della Città del Messico, e poi continuato iscrivendosi all’accademia di belle arti e altre scuole specializzate. Questo percorso gli ha consentito di sperimentare una vasta gamma di tecniche, dalla pittura all’incisione, fino alla scultura.

Come spesso accade per gli artisti, anche Omar individua in un preciso anno la svolta significativa per la sua carriera: il 2003. Siamo ad Agosto, quando si presenta lui l’opportunità di uno scambio culturale con alcuni artisti francesi. È così che Omar va a vivere a Toulouse, in un palazzo di grandi dimensioni, che si presenta come un vero e proprio hotel di artisti (più di 500), che venivano da tutto il mondo. Quest’esperienza gli ha offerto l’opportunità di immergersi in una grande varietà di stili artistici e nelle storie di vita dei suoi compagni. È in quest’occasione che Omar ha avuto modo di conoscere l’Italia, da lui considerata una delle muse della sua arte. La definisce come un museo a cielo aperto capace di regalare esperienza sensoriali che hanno plasmato la sua arte e il suo apprendimento cognitivo.

Fuori dalla zona d’abitudine

La penisola italiana ha fornito a Omar l’opportunità di tessere la sua tela grazie alla fitta rete dei centri sociali, che commissionavano lui diversi lavori. Ad esempio, è probabile che se tu sia di Milano abbia già visto questo edificio.

Da questo momento in poi, il percorso artistico di Omar diventa un viaggio costellato di incontri che hanno permesso lui di condividere la forma artistica che lo contraddistingue maggiormente: il muralismo.

È a questo punto della nostra chiacchierata che Omar rivela una scelta che può risultare sorprendente. Di fronte alle richieste dei centri sociali, preferisce sacrificare il suo stile artistico personale per adattarsi alle esigenze dei committenti. Effettivamente, osservando i suoi lavori, sembrerebbero figli di artisti completamente diversi. Perchè sacrificare la propria identità alle richieste del committente? Non riuscivo a darmi una risposta. Continuando ad ascoltare il suo racconto ho capito che si tratta di una scelta che riflette pienamente la motivazione intrinseca della sua mente creativa: una continua ricerca di sperimentazione e apprendimento. L’arte è per Omar un viaggio senza fine che non può esaurirsi nel dogma della staticità. Le richieste fuori dalla sua zona di abitudine non sono altro che nuove sfide, opportunità per allargare i suoi orizzonti e acquisire nuove competenze capaci di soddisfare la sua sete di conoscenza.

L’arte come frequenza sonora

Il concetto di sperimentazione ben si presta a introdurre il prossimo grande interesse della personalità artistica di cui ti sto parlando: la musica.

L’arte è come la frequenza sonora

Omar

La produzione di Omar non si limita solo all’arte figurativa, ma si estende anche verso forme di sperimentazione musicale, principalmente attraverso l’uso di sintetizzatori. Da una semplice curiosità indagatrice, si presenta oggi come una produzione musicale a tutti gli effetti, che completa e arricchisce la sua produzione artistica.

Tra futuro…

Il nome di questa genesi creativa, non evoca solo immagini vibranti di murales, ma anche note elettroniche e universi futuri e passati, tela spiego.

Omar ci racconta che è sempre stato affascinato da stelle e pianeti, il posto perfetto in cui far perdere i propri pensieri. L’universo è da sempre stato fonte di meraviglia e di riflessione filosofica, conducendolo a interrogarsi sul significato della sua stessa esistenza.

Si tratta di una passione che si intreccia con un’immensa curiosità nei confronti del progresso tecnologico, è così che l’amore per il mondo più ampio della fantascienza ha profondamente influenzato la sua produzione artistica.

Non c’è da stupirsi se i soggetti che abitano le tele o i muri di Omar presentino componenti lucenti e robotiche. A tal proposito, alcuni dei soggetti che sentono molto di questa mescolanza tra tecnologia e fantascienza sono quelli femminili.

La fusione tra questi tre elementi rappresenta un carattere centrale della sua arte. La fisicità femminile si sveste della tradizione per vestirsi di abiti futuristici e tecnologici. Si tratta del risultato di riflessioni che hanno plasmato la sua visione artistica. Fin dai primi approcci nella rappresentazione del corpo femminile, Omar ha sperimentato una sfida personale relativa soprattutto alla tecnica più idonea alle linee sottili e delicate tipiche di questi soggetti.

Lo studio dell’anatomia femminile è stato fondamentale nel processo di apprendimento, ma ancora più importante è stata l’educazione che gli ha fornito nel saper andare oltre la superficie del corpo, interpretare la sua bellezza in modo autentico e personale. È questa la chiave di lettura utile a comprendere in che modo la fusione dei suoi interessi ha luogo nelle sue rappresentazioni. Gli occhi che si posano sulle opere di Omar fanno esperienza di corpi distanti dal tradizionale, e vicini alla sua personale interpretazione. Quest’ultima si rende esplicita nelle rappresentazioni di figure robotiche come pretesto di ribellione a quell’approccio accademico tradizionale, che spesso rinnega l’innovazione e la sperimentazione a favore della conformità.

…e passato

La curiosità di Omar nei confronti del progresso, del futuro, non tralascia quella per il passato. L’artista confessa che nella maggior parte delle sue opere, musicali o figurative che siano, riporta un’emblema del passato. Si tratta di simboli lasciati in eredità da antiche culture e che conservano storie importanti.

Siamo una nuova generazione di esseri umani che si interroga sul perchè della propria esistenza, su come evolversi come persone e società. Io trovo nelle simbologie il modo per esprimere l’inquietudine della mia anima

Omar

Un tema interessante che porta alla nostra attenzione, e mi piacerebbe ora portare alla tua, è rappresentato in quest’opera.

Il simbolo attraverso il quale si esplicita si trova nella fronte del soggetto. Cosa ti ricorda? Probabilmente, il tradizionale simbolo del riciclaggio. In realtà conserva questo significato in una prospettiva dai confini più ampi: l’eterno ritorno. Un’idea secondo la quale, nella vita tutto appartenga a un ciclo che continua a ripetersi. La ripetizione, però, va incontro a un bivio: una strada evolutiva e una involutiva. Più che parlare di strada, Omar preferisce il termine spirale, questo perchè ben si presta a spiegare il concetto di evoluzione che secondo lui sta caratterizzando la nostra società.

La spirale ha una forma particolare. Se vista dall’alto, si presenta come un cerchio che riporta sempre al punto di origine, ma basta cambiare punto di vista per capire che sta avanzando di continuo, ritorna nella stessa forma di prima, ma con qualcosa in più.

Omar

Evoluzione dell’inquietudine personale

Dopo aver affrontato questo meraviglioso viaggio all’interno della mente creativa di Omar, ci tengo a lasciarti con lo stesso racconto che lui ha lasciato di sé a fine intervista, con la speranza che possa essere fonte di ispirazione per la tua esistenza.

Oggi io riesco a vivere della mia arte. Il segreto è sempre stato crederci tanto, non avere mai messo in dubbio questa mia passione. L’unica cosa che mettevo in dubbio erano i commenti degli altri. Certo, mi è capitato di rappresentare simboli di forma sbagliata, che comunicavano cose diverse da quelle che volevo trasmettere, e per questo ho ricevuto tante critiche, ma non hanno mai distrutto la mia arte. Le mie rappresentazioni rimangono lì, come prova degli errori passati che ho commesso, che restano espressione della forma del mio pensiero in quegli anni e, quindi, della sua evoluzione. L’evoluzione dell’inquietudine che sento di avere verso la terra e che mi ha fatto imparare le mie lezioni. L’arte è terapeutica, espressione della mia anima, un linguaggio che si costruisce piano piano, così come un bimbo che inizia a imparare le inflessioni della lingua madre, con la differenza che l’arte rappresenti un linguaggio di espressione che viene prima ancora di essa.

Omar

Ti aspetto al prossimo appuntamento, per conoscere la storia della prossima genesi creativa.

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